Domenica, 20 ottobre 2019 ore 23:25



Tossicodipendenze

Disagi giovanili, enorme business finanziario di organizzazioni criminali, finanziamenti attività illecite, mercato delle armi, violenze urbane, crescenti costi sociali, questi sono alcuni dei numerosissimi danni che causa nel mondo e anche nelle nostre comunità il problema delle dipendenze. Una serie di concause alimenta quel seduttivo interesse all’uso di droghe o dipendenze negative, tra queste incidono tantissimo i martellanti bombardamenti mediatici di falsi modelli d’identificazione, una società frastornata  da crescenti egoismi, indifferenze, crisi della  famiglia, e un pericolosissimo raffredamento d’Amore. Da diversi anni siamo impegnati sul fronte dei problemi sociali della città di Torre del Greco, e ci siamo avvicinati anche al dramma di tantissime famiglie e giovani con il problema droga, che spezza e rompe la persona nella sua dignità e intelligenza. Questo dramma sociale necessita di fortissime iniezioni di interventi di prevenzione sociale, come in varie occasioni abbiamo ribadito: Ricordo che il 25 giugno del 2005 in occasione della 18^ giornata mondiale indetta dall’ONU, presso la Villa del Cardinale e successivamente in altre occasioni abbiamo direttamente denunciato ai vertici Istituzionali che manca una vera e propria concertazione locale e dell’Ufficio di Piano.
Infatti spesso le tante Associazioni laiche e religiose vengono convocate gli ultimi giorni prima dell’approvazione dei piani di zona, proprio per una carente cultura di dialogo tra Istituzioni e mondo del non profit. Mancano vere e proprie agenzie educative e di sviluppo, che aiutano e sostengono concretamente i giovani, nel loro difficile percorso d’inserimento sociale e lavorativo ad esempio non esistono strutture per disabili, attività aggregative dopo l’impegno scolastico, colonie estive, concreti e costanti aiuti per una maggiore fruibilità dei giovani nella pratica sportiva, culturale, mancano poi centri diurni polifunzionali per persone anziane, insomma si investe pochissimo nell’opera di prevenzione sociale contro i tanti fenomeni di devianza e disagi giovanili, della famiglia. Abbiamo sollecitato ancora una volta la realizzazione di permanenti gruppi di lavoro, tra Istituzioni, profit e non profit locale, provinciale e regionale, lontano da alchimie politiche e di palazzo, lavorando per obiettivi a breve termine per costruire insieme positive azioni di contrasto ai falsi bisogni, al dramma del lavoro, che penalizza ingiustamente tantissimi giovani e famiglie. (Vedi Rassegna Stampa)

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Link Utili:
www.leoamici.it
www.associazioneleonlus.it
www.lagodimontecolombo.it
http://www.fattisentire.net/

Lezioni per battere il tabù dello spinello
L’Italia, con Malta, è ormai l’ultimo paese europeo in quanto lotta alla droga. Non siamo riusciti a diminuire i consumi, e neppure a rallentare i ritmi di incremento di Claudio Risé.
L’Italia, con Malta, è ormai l’ultimo paese europeo in quanto lotta alla droga. Non siamo riusciti a diminuire i consumi, e neppure a rallentare i ritmi di incremento.
I rapporti dell’Onu, e dell’Osservatorio europeo sulle droghe, hanno ripetutamente deplorato i nostri risultati. Di fronte allo sterile agitarsi dei nostri politici, che unici al mondo ancora dibattono se la cannabis faccia o no male, qualche preside ha lanciato un’idea: diamo la parola in classe ai drogati cronici.
È successo a Treviso, dopo la scoperta di collette in classe per i fondi per l’acquisto di spinelli. Undici ragazzi dai 16 ai 19 anni sono stati denunciati per detenzione e spaccio di droga, trenta sono stati segnalati in prefettura come assuntori abituali, due portati direttamente in comunità.
..(per l'articolo completo vai al link)

 

Droga libera? No, grazie
    

di Giacomo Samek Lodovici

Come rispondere alla campagna promossa dagli "antiproibizionisti" che vogliono liberalizzare l’uso delle droghe leggere? Ecco, in sintesi, diversi buoni motivi per dire no alla liberalizzazione della droga.

[Da "Il Timone" n. 17, gennaio/febbraio 2002]

Esiste una linea di demarcazione tra "droghe leggere" e "pesanti", nel senso che soltanto le seconde producono tossicomania e dipendenza?

Questa distinzione è falsa, come dimostra ormai una vasta letteratura scientifica. Tra tanti possibili studi scientifici, citiamo per esempio alcuni passi del documento della Società Italiana di Farmacologia sugli effetti della Cannabis, cioè l’haschish e la marijuana: "è dimostrato che la Cannabis è una sostanza che induce tossicomania"; "non è raro che singole assunzioni [di Cannabis] possano indurre ansia, panico, stati paranoidi e reazioni disforiche"; "nei consumatori abituali di Cannabis è abbastanza comune l’instaurarsi della così detta sindrome amotivazionale, caratterizzata da apatia, indifferenza affettiva, mancanza di interesse per il futuro, per i rapporti sociali e per il lavoro [...], confusione mentale, perdita della delirio, comportamento regressivo"; "uno dei più costanti effetti indotti dall’assunzione di Cannabis è la tachicardia, spesso accompagnata da ipotensione posturale"; "sono state descritte alterazioni comportamentali nei bambini nati da madri che hanno usato Cannabis durante la gravidanza". Oltre a produrre questi effetti nocivi a breve termine, a lungo termine queste sostanze inducono facilmente il consumo di droghe "pesanti". Da un punto di vista fisiologico, per esempio, "l’azione farmacologica della Cannabis spinge verso altre sostanze, agendo sui recettori per l’eroina" (cfr. G. B. Cassano, Lo "spinello" innocuo? Una favola. Crea una precisa sindrome e altri guai, "Idea", 3 [2001], p. 2), rivelandosi ad essa propedeutica. D’altra parte, dal punto di vista psicologico il passaggio dagli "spinelli" alle droghe "pesanti" è quasi naturale: il consumo di sostanze stupefacenti è provocato dal desiderio dell’eccesso, dell’evasione, della trasgressione, e questa logica spinge inevitabilmente a ricercare sensazioni sempre più forti, dato che quelle provate mediante le droghe "leggere" cominciano ben presto a non soddisfare più. Insomma, già l’assunzione di piccole dosi di Cannabis provoca danni fisiologici e psicologici, espone con buona probabilità al rischio di intraprendere la strada distruttiva delle droghe "pesanti", e inoltre mette a repentaglio la sicurezza e l’incolumità degli altri, perché i consumatori di queste sostanze, in preda a confusione mentale, delirio ed eccitazione possono più facilmente diventare aggressivi e violenti, provocare incidenti stradali, ecc. Tale assunzione, dunque, è immorale, perché ogni uomo è moralmente tenuto a preservare la propria salute e l’incolumità altrui.

Quanto detto vale anche per l’assunzione occasionale di Cannabis?

Un’assunzione occasionale può già produrre gli effetti sopra menzionati, ma anche quando non li produce la valutazione morale riguardo ad essa resta di riprovazione e di biasimo. Intatti, la dignità umana consiste nella stupenda capacità di poter pensare e agire liberamente, nella capacità di autodominio, mentre già questa assunzione occasionale può comportare alterazione del senso della realtà, esperienza di stati di allucinazione, modificazioni delle percezioni auditive e visive, cessazione delle inibizioni (insomma, il cosiddetto "sballo"), ovvero la rinuncia a pensare, volere e agire come persone libere, e dunque l’abdicazione dalla propria dignità umana. lì consumo di droga, di qualsiasi tipo, spersonalizza la persona, la svilisce e la degrada. Quando questi effetti spersonalizzanti non si producono (un solo "spinello" può essere insufficiente per "sballare"), resta pur sempre vero che il consumatore di droghe desidera sperimentare proprio questi effetti, anche se non sempre riesce di fatto a sperimentarli. Ma, allora, la moralità di un uomo dipende già dalle sue intenzioni e dai suoi desideri interiori: se io desidero rubare e poi non ci riesco, la mia intenzione interiore immorale mi rende immorale, allo stesso modo se io desidero abdicare dalla mia umanità assumendo droghe, anche se poi non ci riesco, la mia intenzione immorale mi rende già immorale.

Ma questa obiezione non vale per tutte le sostanze eccitanti o tranquillanti, come alcool, caffè e tabacco?

Quest’obiezione vale anche rispetto a queste sostanze, ma solo relativamente ad un loro abuso, perché questi effetti spersonalizzanti e degradanti si producono solo in conseguenza dell’abuso di tali sostanze, non per un loro uso moderato.

Perché lo Stato deve opporsi alla legalizzazione delle "droghe leggere"?

Perché queste sostanze sono nocive e lo Stato deve tutelare il bene comune.

Ma la legalizzazione non colpisce l’economia delle organizzazioni criminali?

Questo discorso è assurdo. Perché queste organizzazioni vengono definite criminali? Perché (tra le loro varie attività), procurano e smerciano sostanze stupefacenti, attività evidentemente disoneste e immorali, altrimenti non si capisce perché si dovrebbe loro impedire di guadagnare profitti mediante attività lecite e oneste. Ma, allora, legalizzando la Cannabis lo Stato si fa garante che altri (per es. in Olanda i Coffee shop) possano legalmente esercitare attività criminali, purché con la licenza. Sarebbe come dare ad alcuni la licenza di fare i killer, cioè la licenza di uccidere, per togliere i proventi ai killer che uccidono senza licenza. In ogni caso, gli spacciatori che rimanessero senza la licenza dello Stato, non potendo più guadagnare con le droghe "leggere", si concentrerebbero sul commercio di droghe "pesanti", che sono molto più redditizie.

Un comportamento è immorale solo fintanto che è proibito dalla legge, dunque la legalizzazione di un comportamento (come la vendita della Cannabis) lo rende morale.

Anche questa tesi è inaccettabile. Un comportamento è immorale anche se lo Stato lo legalizza: per es., durante il nazismo le leggi dello Stato prescrivevano l’eliminazione degli ebrei.

La legalizzazione non consente almeno di concentrare le energie delle forze dell’ordine nella repressione del traffico delle "droghe pesanti"?

Tesi inaccettabile: sarebbe come proporre di tralasciare la repressione dei furti nelle case per concentrarsi solo sulle rapine a mano armata. Inoltre, nessun traffico di stupefacenti può mai essere del tutto libero, neanche per le droghe "leggere", altrimenti bisognerebbe concedere che anche un bambino possa acquistarle. Dunque, in primo luogo, le forze dell’ordine dovrebbero ancora dedicare le loro energie per contrastare questo traffico. In secondo luogo, gli spacciatori, non potendo guadagnare profitti con coloro a cui l’accesso alle droghe fosse consentito dalla legge, cercherebbero di avvicinare alla droga coloro ai quali le droghe restassero precluse, cioè, appunto, i bambini, per poter almeno guadagnare qualcosa con loro, e inoltre (cfr. punto 5) comincerebbero a vendere droghe "pesanti", incrementandone il traffico.

La legalizzazione diminuirebbe almeno la criminalità, perché i giovani non avrebbero bisogno di rubare per procurarsi le droghe leggere.

È falso perché uno "spinello" costa poco più di 5.000. lire, e questa somma di denaro è facilmente reperibile in casa, senza bisogno di rubare. È vero semmai che la criminalità aumenterebbe, perché queste sostanze inibiscono la capacità di autocontrollo e stimolano aggressività e violenza.

Nei paesi dove è avvenuta la legalizzazione il consumo è diminuito, perché è venuto meno il fascino del proibito.

Falso. In questi paesi il consumo è aumentato, (per es., un rapporto della Columbia University del 1997 ha mostrato come nei tolleranti Paesi Bassi il consumo di marijuana fosse aumentato del 250% i), perché non solo non sussistono più remore morali al consumo delle droghe, ma è altresì venuta meno la difficoltà di procurarsele. Inoltre il gusto della trasgressione si è spostato dalle droghe "leggere" a quelle "pesanti"’ contribuendo a farne aumentare il consumo (sempre nei Paesi Bassi i ’tossici che facevano uso di droghe "pesanti" erano aumentati del 22%).

Lo Stato non può almeno somministrare gratuitamente la droga ai tossicodipendenti gravi, per evitare loro le crisi di astinenza ed evitare che delinquano per procurarsi il denaro?

La droga di Stato è una forma di resa, che accetta di mantenere il tossicodipendente in una condizione di schiavitù subumana e degradata. Viceversa dalla tossicodipendenza si può guarire e liberarsi.

 

 

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